Visualizzazione post con etichetta Lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lavoro. Mostra tutti i post

mercoledì 9 gennaio 2013

Forme della transitività


Controllo le mail e leggo le proposte che Trovit o Lavoro.org o Rapido o Professione Architetto et al. mi fanno pervenire da quando mi sono iscritta a tutti i job sites che ho trovato.
L'oggetto della mail di solito è molto rassicurante, oggi recita: "73 nuove proposte di lavoro per architetto".
Delle 73 rassicuranti proposte pervenute, una buona parte riguarda architetti web, e sono abbastanza sicura che non sia lo stesso mestiere, parecchie operatori di centri stampa, qui ne sono certa, alcune geometri, almeno ci stiamo avvicinando al settore, sporadiche venditore di arredi o complementi, vabbe' in fondo "Dal cucchiaio alla città" era uno slogan di Ernesto Nathan Rogers, e una percentuale da prefisso telefonico vogliono proprio un architetto.
Tra le 73 rassicuranti proposte pervenute, questa: Siamo un’azienda Edile seria e ben attrezzata alla ricerca di un geometra o architetto con pacchetto clienti o che sia in grado di cercare e crearsi un pacchetto clienti per poi presentarci come azienda lavori. Non assumiamo personale, ma percepirà una percentuale da stabilire insieme su ogni lavoro e sull’importo dei lavori da effettuare.
Traduco: un’impresa edile cerca un architetto che le procuri lavoro e paga una percentuale su ogni nuova commessa.
Così oggi ho imparato che esiste una sorta di forma transitiva irregolare in cui si può declinare la perifrasi “offrire lavoro”.
Forma attiva: offro un lavoro.
Forma passiva: in realtà chiedo lavoro.
Forma riflessiva (personale): ma stiamo scherzando?

lunedì 10 dicembre 2012

L'immaginazione al potere


Telefono al delegato Inarcassa dell’Ordine di Lucca. Devo sapere come comunicare la mia cancellazione dall’ordine e richiedere il saldo del dovuto.
La prima parte della telefonata è tecnica, cosa scrivere sulla raccomandata e quali documenti mandare, racconto la mia situazione in cerca di solidarietà, ormai parlo anche con i rospi in letargo ipogeo del giardino. Lui mi dà la sua solidarietà, che oggi la solidarietà non si nega a nessuno, mi dice di tener duro.
Io visualizzo Vauro, per il modo di parlare, la cadenza e l'acuta ironia velata di cinismo.
Scatta qualcosa nella coscienza del mio interlocutore, e il tono della telefonata vira a sinistra, ma la sinistra quella vera, rivoluzionaria, del parlar fuori dai denti, di quinto potere o del quarto stato riveduto e corretto.
Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più! è la summa della conversazione che segue.
“Per quello che mi riguarda sarebbe anche il momento di incazzarsi” mi dice e scioglie l’atteggiamento sobrio del ruolo istituzionale, lasciando uscire il malessere di chi ne riceve una ogni mezz’ora, di queste telefonate, manco fosse il centro ascolto architetti depressi.
“Siamo 160.000 architetti, quasi tutti in queste condizioni, sarebbero 160.000 cartelli e bastoni alzati e facce incazzate, 160.000 laureati, professionisti dequalificati, progettisti retrocessi a burocrati o disegnatori, 160.000 belle teste cresciute per creare cultura e ridotte a combattere per la sopravvivenza che urlano al vento la loro intenzione di lotta”.
Mi cita Chomsky e poi aggiunge “io con il mio bastone da passeggio sarei in prima fila”, regalandomi l’immagine di un Vauro architetto con il paletot e il passo risoluto che sfila davanti a Montecitorio, manifestando sobria incazzatura accompagnata da giovanile entusiasmo rivoluzionario.
L’immaginazione rimane un porto rassicurante dove attraccare una zattera.
Vado a scrivere la mia A/R e a immaginarmi un mondo migliore.

giovedì 22 novembre 2012

Che bello, è di nuovo Natale.

Quando entro c'è solo una ragazza prima di me, bella, alta, sorridente, con i capelli neri come il corvo. Guarda la sua stampa e controlla la qualità della foto.
"Perfetto così, ne faccia 100".
La signora imposta la fotocopiatrice e poi chiede a me, che devo solo stampare un file. Di solito non vado in copisteria, ma di solito quando ho fretta finisce la cartuccia della stampante.
Consegno la mia chiavetta e spiego cosa mi serve. La signora è nervosa, le sto chiedendo una cosa troppo complicata, tipo visualizzare i file per dettagli e non per icone, lei va nel panico, si crea la coda, io cerco di farle capire tra un ooom e l'altro che non è complicato, la signora cambia tono e diventa acida, poi isterica, poi maleducata e mi ridà la chiavetta
"Dietro l'angolo c'è un'altra copisteria"
Esco, mi fermo a bere il caffè, mi fumo una sigaretta, visualizzo Michael Douglas con la mazza da baseball nell'emporio dei coreani, che è un pensiero tanto liberatorio, entra la bella mora con le sue 100 fotocopie.
"Posso lasciare il curriculum?"
La mestizia si dipinge sul volto del barista.
Lei prende la porta con passo determinato, io pago, esco, cerco l'altra copisteria e in 38 secondi netti ho ciò che mi serve, il curriculum.
"Lo so, quella signora non ha idea di come funziona un pc" mi dice solidale l'omino della concorrenza.
"Ne ho avuto sentore" mentre prendo riconoscente i mie tre fogli in formato A4.
Torno sul marciapiede tirando un sospiro e quasi sbatto contro la bella mora
"Ce l'hai fatta?" mi chiede sorridente e positiva
"Non era difficile" le rispondo.
Mi saluta, riprende il suo passo determinato ed entra nel negozio di abbigliamento accanto.
"Posso lasciare il curriculum?" la sento dire mentre m'avvio.
Che bello, tra un mese è Natale, inizia la ricerca del lavoro stagionale.