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mercoledì 14 novembre 2012

Lido di Camaiore #1

Sono ancora sulla soglia e il commesso n.1 mi ha già salutato anche se è al telefono e sta dicendo che no, quel titolo non è arrivato, di richiamare tra un paio di giorni.
Riattacca e gira intorno al banco, prende il bicchierino con il caffè, versa lo zucchero. Dal fondo del corridoio arriva il commesso n.2 con il suo caffè. Allunga il braccio e chiede “vuoi?”.
Io mi volto per vedere chi c’è alle mie spalle, ma sta parlando proprio con me e “no grazie”, trattenendo la cit. “il caffè mi rende nervosa”.
Sono sui pattini, sto sudando con un cinghiale, Acqua Cheta e Pericolo Biondo sono euforiche e sfrecciano beate tra scaffali di libri. Un labirinto fatto per il divertimento: partono, inchiodano, prendono un libro, lo guardano, lo posano e ripartono.
“Avete questo?”
“No”
“E quest’altro?”
“Neppure, però belli i pattini. Li usavo anch’io, andavo fino in Darsena e ritorno, e dopo ero felice” e il commesso n.2 beve il suo caffè rimuginando su un futuro ritorno al mezzo e alla successiva felicità ritrovata.
Mi metto a cercare qualcosa, ma non ho tempo e sono poco concentrata e soprattutto le rampe tra un livello e l’altro della libreria sono una tentazione incontrollabile. Faccio due, tre giri dissimulando l’attacco di idiozia dietro un serio interesse per qualche titolo sparso, poi mi contengo e richiamo inutilmente all’ordine la prole.
“Oh, be’, se Grillo fosse annegato”
“o Vendola condannato”
“i loro partiti sarebbero morti”
“senza figure di riferimento”
Parlano come Cip e Ciop, alternandosi nelle frasi. Se ne stanno qui tutto il giorno, orario continuato anche il sabato; ormai saranno una sola persona, si somigliano anche un po’. Però si sorridono spesso, scherzano, sono allegri e hanno voglia di chiacchierare e questa libreria non avrà l’ultima sfumatura del momento, ma fa prezzi scontati, ha scaffali immensi carichi di libri e corridoi strettissimi che si fanno conquistare. E’ talmente satura di libri che non ha pareti, solo costole e colore ovunque, ha due rampe fichissime, i commessi discutono di primarie e ti offrono il caffè.
Quando riesco ad acchiappare i mostri per riconquistare la macchina, me ne esco velocemente approfittando dell’attimo.
Cip e Ciop si affacciano alla porta per salutarmi.
La prossima volta torno con la calma e accetto pure il caffè.

giovedì 8 novembre 2012

Lido di Camaiore #2

Tramonto.
Mollo la macchina e corro fino al ponte sulla Fossa dell’Abate. Arrivo appena in tempo, e non sono l’unica. Accanto a me un signore distinto, con cappello, il bavero del cappotto alzato e un paio di occhiali da sole, s’infila le mani in tasca e appoggia il bacino al parapetto del ponte.
Così ce ne stiamo lì, lui ed io, a guardare il disco di fuoco del sole che si tuffa in mare.
In pochi minuti il sole scompare lasciando al cielo del crepuscolo il compito di portare avanti lo spettacolo. Il signore saluta me, o il sole, e si incammina verso la passeggiata. Io aspetto ancora un attimo, seguo con lo sguardo quella grossa nave che punta a sud, con le luci accese, e le acque lisce del canale che riflettono le poche nuvole leggere, rosa e aranciate.
Poi vado a chiudere la macchina e infilarmi i pattini.

Crepuscolo.
“Non è una modella, e non è neanche una sposa”
Quindi non mi spiego cosa ci stia a fare vestita da sposa in cima al pontile, in mezzo ad un set e con un fotografo che controlla l’esposimetro e scatta a ripetizione. Discretamente domando.
“Niente, stiamo facendo delle foto, lei è mia figlia e quello è il mio abito da sposa”
Appoggiato al parapetto un giovane concentrato sull’iPhone.
“Quello è il suo ragazzo”
Mi giuoco la rotula che sta postando il suo stato di insofferenza.
“Ma non si devono sposare”
Faccio qualche foto anch’io, già che sono lì. La situazione m’ispira, la location è all’altezza, l’abito principesco, l’acconciatura perfetta, il trucco impeccabile, le pose professionali. Sono ammirata, tutto questo lavoro per? Piacere, divertimento, narcismo o un qualche progetto di gloria, chissà.
“Se mi lasci la mail ti mando anche le mie, a testimonianza del back stage” e cerco la penna che oggi non ho.
“Tanto è facile, te lo ricordi sicuro”, la madre felice mi dice l’indirizzo.
Ringrazio, saluto, proseguo e istantaneamente dimentico l’indirizzo. Era il nome di una marca di biscotti, che pizza, mi toccherà googolare.

Notte.
La ragazza dietro il banco incarna la mia idea di bellezza, con il viso spigoloso e i lineamenti sottili di Giorgia e la voce di Laura Morante. Sta trattando con un l’omino della Salov per la fornitura dell’olio da frittura. Tiene le braccia incrociate a chiudere il cardigan morbido che le scivola di continuo, ogni tanto gesticola mostrando le dita lunghe e sottili. Ha occhi neri e sopracciglia disegnate e guarda dritto in viso l’omino che non vuole accettare i suoi termini, pagamento a sessanta giorni fine mese data ricevimento fattura. E’ determinata e alla fine la spunta.
Si volta verso di me nell’esatto istante in cui scatto la foto, così le dico che è venuta carina, allora mi dà un biglietto da visita, “qui c’è anche l’e-mail”.
Meno male, se non perdo il biglietto questa foto la posso mandare.