sabato 24 dicembre 2011

Sexy

Ho alzato lo sguardo e l'ho visto lì, affacciato alla finestrella del bagno, che mi guardava. aveva gli occhi a mandorla e i capelli scuri, quasi da orientale, e il viso seminascosto tra gli attrezzi da giardino.
Allora mi sono alzata dalla tazza, mi sono tirata su le mutande e sono tornata a giocare.
A questo non avevo più ripensato finchè gli stessi occhi, con parecchi anni intorno, non si sono posati sul corpicino nudo di mia figlia che si svegliava dal pisolino e mi veniva a cercare.
"Lei dorme così, eh? tutta sexy"
Non ho obiettato che con 40 gradi all'ombra è normale dormire nudi, e che a tre anni non esiste ancora il senso del pudore. sono stata zitta e ho attribuito il commento a una scarsa dimestichezza con l'italiano, data dall'abitudine al vernacolo.
Da allora ho fatto in modo che le bambine non restassero sole con lui. mi dava inquietudine quell'ometto sorridente che veniva tagliare il prato e fare piccoli lavoretti dai miei. mi dava i brividi.
Lo stesso brivido l'ho sentito l'altra sera, mentre si parlava dei costumi per il saggio di ginnastica.
"Avranno le culottes bianche, scaldamuscoli marroni e un top allacciato dietro con le spalle scoperte. loro saranno le gazzelle" ci spiegava l'istruttrice, mimando l'allacciatura del top.
"Saranno sexy" ha esclamato contenta una delle mamme.
Ma come si fa a definire una bambina "sexy"?

giovedì 15 dicembre 2011

Gruppo di autoaiuto

Oggi era giorno di controllo.
arrivo in anticipo, contrariamente alle mie buone abitudini, e ho tutto il tempo di prendere il mio numero al cup perchè questa volta non mi fregano: PRIMA pago il ticket, POI vado alla visita.
l'atrio è strapieno, ma io ho il numerino e nessuno mi passerà avanti. attendo il mio turno in compagnia del giornale e quando tocca a me, con la cartelletta della mia storia clinica in ordine contrariamente alle mie buone abitudini, mi accosto sorridente allo sportello che mi è toccato.
ho scoperto che se sorrido in una situazione potenzialmente da stress mi stresso di meno.
un omino dall'accento quercetino guarda il mio numerino, le mie impegnative, il mio foglio di convocazione, il suo terminale, smanetta sulla tastiera e pìrula sulla mia tessera sanitaria e poi gentilmente mi spiega che PRIMA devo fare la visita e POI devo tornare a pagare il ticket. ohibò!
salgo le scale, arrivo all'ambulatorio. sono in anticipo e quindi attendo, ma solo un po'.
all'infermiera consegno le mie impegnative, la mia cartelletta in ordine, l'autocertificazione che contrariamente alle mie buone abitudini avevo già compilato e lei mi spiega sorridendo che PRIMA deve fare un copia di tutto e POI posso fare la visita. Copia e ricopia, aggiunge e corregge perchè sono fuori asl e tutto è più complicato.
il dottore ci dice sorridendo che visto che abbiamo un certo anticipo possiamo anche mantenerlo e mi invita a prepararmi.
in breve ottengo un "dalla colposcopia tutto bene" e un "il referto del pap test le arriverà per posta".
l'infermiera mi restituisce sorridendo una copia di tutto e mi raccomanda "il codice a barre per i 15 euro e "altra prestazione" per i 12, glielo dica al cup e non il contrario"
attendo poi l'omino quercetino del cup prende la sua copia del tutto, smanetta e pìrula e mi fa il codice a barre per i 12 euro e l'altra prestazione per i 15.
"ma guardi mi avevano detto esattamente l'opposto" dico sorridendo
"ma tanto è uguale" mi dice sorridendo
visto che è uguale vado alla macchinetta e una gentile signora sorridente incaricata all'assistenza molto coscienziosamente ma con gran calma mi assiste e serenamente pago.
torno all'ambulatorio, attendo poi busso e consegno le ricevute già compilate contrariamente alle mie buone abitudini.
eh, però ha fatto il codice a barre per i 12 euro. e non va bene perdinci. ma possibile che dobbiamo sempre perdere tutto questo tempo. scommetto che è stato l'omino. è stato l'omino vero? oggi l'omino lo meno. pronto mi passa Mariani? Mariani ci risiamo hanno di nuovo sbagliato a far pagare il ticket. eppure era stato esplicitamente chiesto al cup di fare il codice a barre per i 15 euro. ora la signora è costretta a tornare giù. signora le dispiace tornare giù a parlare con mariani, così vediamo di risolvere.
sorridendo vado a parlare con mariani nell'ufficio accanto al cup.
mariani non c'è quindi sorridendo attendo.
mariani prende le mie ricevute: ma no, va bene così. tanto è uguale.
torno su. ah, è uguale? l'ha detto mariani? se l'ha detto mariani... e poi ora che guardo lei era un CIN3. la prossima volta dica al suo medico che ha diritto all'esenzione dal ticket: codice 48.

totale:
costo della prestazione: 27 euro
permanenza  nella struttura: 2 ore
di cui: 138 secondi per la visita

mettiamola così, se il responso non fosse stato buono, se il dottore non avesse avuto la mimica facciale di greg house, se non avessi word come analista e fb come gruppo di autoaiuto a vostra insaputa probabilmente non sarei uscita sorridendo dall'ospedale.

venerdì 25 novembre 2011

Amianto

Sono un tecnico, uno di quelli che lavora dietro e sotto il palco. Monto le luci o porto i pannelli di compensato per le scenografie. Ho mani grosse e forti, e riesco a risolvere qualsiasi problema con queste mie mani e il mio ingegno.

Sono una sarta, rincorro cantanti e figuranti con gli spilli in bocca per aggiustar loro i vestiti durante le prove. Riesco a cucire qualunque stoffa e adattare anche il più visionario dei sogni di uno stilista a qualsiasi fisico di attore.

Sono un pischello, ho fatto la coda tutta la notte fuori e da domani per un mese sarò un soldato di Aida o un passante stregato da Carmen. La lirica non mi piaceva, ma a furia di comparsate per arrotondare lo stipendio, ora mi piace e ci sto dentro.

Sono una maestra e ogni anno organizzo, riempio moduli, chiedo permessi e autorizzazioni per portare i bambini a vedere questo splendido teatro e i misteri celati dietro al sipario.

Sono una bimba e ho un sogno. Qualcuno potrà dire che è il sogno di tutte le bambine, ma io sono speciale e l'ho realizzato: volevo fare la ballerina e ora sono entrata nella migliore scuola di danza d'Italia.

Sono una musicista, un cantante, un direttore d'orchestra, un regista, un tecnico luci suono un operatore di ripresa uno specializzato una maschera un uomo delle pulizie un melomane una cassiera una guardarobiera un coreografo una ballerina di fila.

ora, la fortuna è cieca, la vita ingiusta e il destino crudele. ma non è che bisogna sempre e per forza metterci sopra il carico

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/alla-scala-va-in-scena-lamianto/172711/

giovedì 6 ottobre 2011

Contrasti

A volte sei sulla terraferma, eppure ti sembra di navigare.
A volte basta una passeggiata, basta arrivare in fondo al pontile e non guardarti indietro.
Arrivi in cima, e il mare ti circonda. In giornate come questa, la brezza ormai fredda del tramonto disegna sulla superficie piccole ondine inoffensive, increspature che corrono veloci fino a riva.
Se ti fermi e aspetti, il vento ti fa colare il naso e il sole socchiudere gli occhi. Tra la luce accecante e la brezza ghiaccia l’unica cosa reale che c’è intorno a te è il movimento rapido della corrente.
E’ quasi una vertigine che ti può cogliere in questi momenti, uno strano contrasto tra i tuoi piedi fermi e tutto quel movimento piccolo e rapido intorno.
Guardi all’orizzonte cercando un punto fermo e l’unico punto che vedi è una sagoma che si avvicina e avvicinandosi si delinea, mostrando i suoi alberi e le sue vele ammainate.
Sollevi lo sguardo e anche il cielo non sta fermo perché i gabbiani ti girano intorno.
Sorseggi e aspetti che la vertigine passi.
E invece della vertigine, davanti a te passano signore anzianissime su ruote, incartate in multistrati di lana, spinte dai nipoti o dalle nuore, bambini al guinzaglio di mamme pettinatissime, tronisti a petto nudo che joggano supermonitorati.
Poi, uno skater ti sorpassa e cancella con la sua onda a rotelle il viaggio costacrociere mentale che per un attimo ti aveva quasi addolorata.

lunedì 26 settembre 2011

Cuore di mamma

Accese il fuoco, si guardò intorno, sistemò il plaid accanto a sé, infine si distese. Guardò la ciotola piena di un fluido denso e trasparente. Un tonfo improvviso la fece sobbalzare, drizzò le antenne ma non si sentì più nulla, così prese la stoffa soffice e si coprì le estremità. Fuori  l’inverno cominciava a farsi serio, il prato era coperto di un manto nevoso soffice e spesso.
Chiuse gli occhi. Tra poco avrebbe dovuto scendere a controllare come stavano le piccole. Finchè non le sento agitarsi vuol dire che dormono. Le pareti scure intorno a lei si fecero sempre più sfuocate, e alla fine si addormentò.
La svegliò la furia del vento, poi un rumore ritmico, il ripetuto bussare alla porta. Si alzò per nulla incuriosita. Eccoci. Borbottando aprì la porta. Il vento gelido le si insinuò in profondità mentre immobile fissava l’ombra scura di fronte a lei: tremava come una foglia e aveva uno sguardo supplice. Le ricopriva le spalle un delicato velo, irrigidito dal gelo.
Le prese il polso e la fece entrare. Senza parlare sorrise soddisfatta e la portò vicino al fuoco. L’ospite si rianimò un pochino e distese gli arti intirizziti verso il calore del focolare. “Ora stai qui buona, scaldati. Mi spiegherai tutto più tardi” la sua voce pacata era una carezza lieve, inaspettata. Le consegnò la ciotola; l’ospite affamata ci si avventò, sorpresa e riconoscente.
Si udì un tramestio veloce provenire dal piano inferiore. La padrona di casa si diresse verso il lungo corridoio buio in fondo alla stanza. “Torno subito” la rassicurò e scomparve. Un leggero frusciare, una nenia monotona, poi di nuovo i suoi piccoli passi rapidi.
“L’inverno è arrivato così improvviso quest’anno” sussurrò l’ospite distesa ormai immobile a terra. Aveva una voce roca, l’ombra della potenza dimostrata nelle stagioni passate.
“E’ quello che dite tutte” ribattè acida la formica, avvicinandosi. La sollevò con le mascelle poderose e la fece scivolare nella voragine apertasi accanto alla coperta. Un tonfo sordo, un veloce fruscìo, il suono secco delle zampette che venivano strappate.
Ecco, ora le piccole staranno buone ancora per un po’-sogghignò fredda, soddisfatta- L’inverno sarà lungo ma verranno altre cicale imploranti a elemosinare pietà a questa porta.

 

 






questo raccontino è stato pubblicato in "365 storie cattive", AA.VV., 2/2011
trovate maggiori informazioni qui: http://blog.aisea.org/articolo.asp?articolo=46

sabato 17 settembre 2011

Bellissima

Giro in bicicletta in pineta e gelato alla rotonda. Al primo sole è praticamente un obbligo, sono quei rituali che è bello reiterare.
Di fronte alla gelateria c’è l’Hotel Turandot, tre stelle, l’unico hotel sulla Marina di Torre del Lago.
Di fronte all’hotel c’è la scalinata, e sulla scalinata un grumo di pizzi e guêpière, penne di struzzo, trampoli e french nails disordinatamente in coda. E’ tutto un chiacchiericcio, un osservar l’altrui, e un certo fremere contenuto.
In cima alla scala, a lato della porta a vetri, una ragazza in tuta grigia, walkie talkie e cartelletta, smista la varia umanità assiepata. Fa un cenno al tipo alto e calvo con l’auricolare che le sta di fronte e il tipo ne fa entrare due, una dark lady e una supertrans. La variazione di densità sulla scala provoca qualche riposizionamento con conseguente malcontento. Ma il tipo alto e calvo ripristina la condizione di ordine.
Altro cenno, altra coppia.
"Chi sono mamma?"
"Si direbbe un casting"
"Sì, per una scena di un film che devono girare al Frau", ci informa l’omino della gelateria.
Ci mettiamo sedute al tavolo fuori, il Pericolo Biondo si cosparge di cioccolata la maglietta, Acqua Cheta ed io osserviamo l’evolversi della situazione.
Un casting. Qui, ora. Questo è un segno del destino. Ora finiamo il gelato e le porto là, saliamo i gradini facendoci strada tra la folla e guadagniamo la pole position, la ragazza con il walkie talkie vede le mie bambine e rimane folgorata. "Presto entrate" ci fa "stiamo proprio cercando due bambine per un film che andrà in produzione quest’estate". Figata, così non devono neanche saltare la scuola. Allora entriamo e il responsabile del casting le vede e dice "perfette". Un futuro nel cinema, per le mie belle perle. Sì, è proprio un segno del destino.
Intanto la ragazza ha chiuso il casting e i rimasugli se ne vanno strascinando per strada la propria delusione.
Poco male, vorrà dire che avranno più attenzione per le mie perle, ora. Certo la maglietta al cioccolato non è il massimo, ma rende tutto spontaneo, imprevisto.
"Andiamo a vedere mamma?"
"Va bene cara, finite il gelato"
Come una Nannarella contemporanea, le prendo per mano e attraverso la strada. Mi ci vedo nella parte, con le borse sotto gli occhi, i capelli spettinati e le creature al mio fianco. Cammino, con la schiena dritta e il passo deciso. Raggiungo la scala, saliamo.
"Le bambine erano curiose di vedere dentro che c’è".
"Come vi chiamate? Che bei nomi! Allora, vi spiego: qui stiamo cercando delle comparse per un nuovo film italiano che uscirà a settembre e dobbiamo girare una scena a Torre del Lago, nella discoteca Frau. Ah, ma và? E quella accanto al bagno dove andate con i nonni? No signora, è alla sua prima regia, non credo che lo conosca. Gipi, un autore di comix".
Le mie bertuccine sono annichilite: dentro, davanti alle petineuses, tra nuvole di lacca e brillantini, stanno finendo l’acconciatura a una stangona sui trampoli, infilando la guêpière nera alla supertrans e spandendo il rossetto nero sulle labbra di Morticia Addams.
Le comparse sono pronte, la supertrans mi passa vaporosa accanto con i suoi due metri buoni tacco incluso e sul viso di Acqua Cheta si dipinge un’espressione di sgomento.
Sono sicura che Nannarella non si è mai trovata a dover dare delle spiegazioni così impegnative.

venerdì 16 settembre 2011

Sinonimi

E’ cominciata la scuola, con conseguenti 13+13 km di trasferimento casa scuola ritorno incluso.
(si va vivere fuori dalla città un po’ per questo, per potersi spostare in macchina il doppio)
Essendo madre talebana per natura e squattrinata per sorte, non ho mai dotato il mezzo di trasporto dell’autoradio. All’acquisto ostava una remora latente: il pensiero di essere costretta, per quieto vivere itinerante, al repeat incondizionato de “il coccodrillo come fa”, si scontrava con la mia idea di educazione.
In macchina, per 20 min a viaggio con prole in età scolare, si possono fare altre cose: si ripassano le tabelline, si canta, si litiga, si guarda il paesaggio, si gode del silenzio. Molto si parla.
Argomenti ce ne sono tanti, ma in questo periodo va per la maggiore e di pari passo con il programma ministeriale, il tema de “i sinonimi”.
-Ogni parola ha il suo significato, a volte preciso, altre volte sfumato. Ma sinonimi in senso stretto non esistono. Ci possono essere parole che, per affinità di senso, possono essere usate per sostituire delle parole simili, per rendere un racconto più elegante o più accattivante o fluido. Ma le usi solo dopo aver definito un oggetto o una azione nei suoi veri termini. Per esempio “casa” e “abitazione” definiscono lo stesso oggetto, ma “casa” ne sottolinea la “materia”, “abitazione” invece pone l’accento sul suo “uso”. Oppure tutti gli alberi sono piante, ma non tutte le piante sono alberi, ci sono i cespugli, le piante erbacee…”

-Ma, hai presente “soffice” e “morbido”? non ti danno l’idea di una cosa che quando la tocchi è bella, morbida, soffice? Ecco, la maestra ha detto che questi sono sinonimi
-Sì, la maestra dal suo punto di vista ha ragione, però “soffice” lo dici della neve, mentre “morbido” lo dici di un cuscino.

In effetti il termine “pedante”, nella sua accezione di aggettivo sostantivato, può diventare sinonimo di “madre”.